Era una notte particolare. Una notte di luglio afosa e appiccicosa come non mai. Poi improvvisamente si alzò il vento, un vento caldo che in quei momenti riuscì a stemperare un poco di quella calura. Come spesso capitava eravamo soli, Fabrizio e io, era il periodo in cui Giovanni lavorava fuori Roma e rientrava solo il sabato, quando era possibile.
Le nostre serate le trascorrevamo a guardare la tv; lasciavo sempre che fosse Fabrizio a scegliere un film o un programma, a me importava poco, l’importante era accontentare lui. Spesso, però, dopo cena ci spostavamo sul balcone della sua stanza dove potevamo starcene seduti a parlare e cercare di smorzare quella sensazione di attaccaticcio sulla pelle dovuta al caldo intenso e all’umidità. Ce ne stavamo ore seduti insieme a raccontarci tutto il possibile ma, come sempre, ero io che raccontavo di più. Fabrizio mi ascoltava, non mi interrompeva mai. Era sempre interessato a ciò che gli dicevo; quasi sempre gli parlavo degli anni della mia giovinezza. Quegli anni spensierati di lavoro e di sogni. Ascoltava attento, con la saggezza che avrebbe potuto avere un uomo adulto, non un ragazzo della sua età.
Anche stasera, caro Fabrizio, si è alzato il vento. Un vento caldo che però è entrato in casa e dà l’impressione che un po’ il calore si sia smorzato. Anche stasera sono uscita sul balcone per cercare refrigerio, per sedermi e parlare. Fuori è tutto buio. Si sentono le cicale e il fruscìo dei rami degli alberi che si muovono con violenza. Non sento null’altro, Fabrizio.
Mi torna in mente una di quelle sere che parlavamo e guardavamo il cielo. Una luna immensa e bianca ci guardava ed ecco che mi vennero in mente dei versi per una poesia. Mi dicesti “Mamma, scrivili subito”. Sapevi che, se non lo avessi fatto, me ne sarei dimenticata. Era il mio modo di scrivere, così di getto.
Stasera, una notte di luglio afosa e appiccicosa, ma poi si è alzato il vento…